Lionel Messi

30 giugno 2016
Una maestra a Messi: "Se lasci, i miei alunni penseranno che chi non vince è un fallito"
La lettera di un'insegnante argentina al fuoriclasse del Barcellona, che ha annunciato il ritiro dalla nazionale dopo tre finali perse, commuove il web: "Non farlo. I bambini devono imparare anche a perdere. E tu sei il loro idolo"
Leo, ti prego non lo fare. Altrimenti i miei alunni penseranno che arrivare secondi sia una sconfitta, che il valore delle persone si misuri dalle coppe vinte, che perdere una partita significhi perdere la gloria. Non è così". E' una parte della commovente lettera che Yohana Fucks, maestra nella provincia di Entre Rios, in Argentina, ha scritto al fuoriclasse del Barcellona che ha annunciato il ritiro dalla nazionale (a 29 anni) dopo la sconfitta in finale di Coppa America ai calci di rigore. Nella circostanza Messi aveva commentato l'addio shock così: "Ho perso tre finali in tre anni. Forse non fa davvero per me". Ma Yohana Fucks contesta questo ragionamento. E chiede a Messi di ripensarci. Perché nella vita arrivare secondi non è un fallimento, perché i suoi ragazzi devono abituarsi anche alle sconfitte. E secondo l'insegnante argentina, il ritiro di Messi potrebbe essere un cattivo esempio per i bambini. Questa è una parte della lunga lettera di Yohana Fucks a Messi (la versione originale è qui).
Caro Leo,
ti scrivo affinché tu mi possa aiutare in una sfida molto più difficile di quelle che hai affrontato sinora, voglio che tu mi aiuti nella difficile missione di formare questi ragazzi che ti vedono come un eroe del calcio e come un esempio da seguire. Ma oggi vedono il loro idolo che si ritira. Non devi dare soddisfazione ai mediocri e ai frustrati che sfogano i loro rancori contro un giocatore di calcio, a quelli che dicono che tutti possono raggiungere i tuoi successi. La necessità di lasciar sempre il segno, di dare valore solo alle vittorie, considerare gli errori come sconfitte: questi errori sono quelli che ci rendono umani. E perciò non smettiamo mai di imparare.
Per favore, non lasciare la nazionale. Non far credere a questo paese che conta solo vincere e arrivare primo. Non dimostrar loro, nonostante i tuoi successi, che ti conformerai agli altri. Non lasciar passare il messaggio sbagliato che nonostante tutte le difficoltà superate per diventare quello che sei oggi, nonostante tutte le responsabilità che ti sei assunto sin da giovanissimo, nonostante tutta la tua tenacia per superare i problemi fisici di cui hai sofferto per raggiungere i tuoi sogni, tutto questo scompaia davanti alle critiche degli invidiosi.
Ai miei ragazzi non parlo del Messi che gioca meraglioosamente al calcio, ma del Messi che si allenava calciando migliaia di punizioni dopo l'allenamento, del Messi che ha sfidato ogni dolore per rimanere in piedi e continuare a fare quello che amava, del Messi che con il denaro aiuta gli altri bambini in difficoltà. A loro parlo dell'uomo Messi, che tutti i giorni pensa solo a essere un buon padre, del Messi che può sbagliare anche un calcio di rigore perché gli uomini sono fatti di sbagli, così come lo è il più grande calciatore di tutti i tempi.
Non ti arrendere, non appendere al chiodo la maglietta con i nostri colori della nostra patria. Perché quando la indossi rappresenti tutti e non servono coppe e medaglie per sentirci più orgogliosi. Per favore, non far sì che i miei alunni pensino che arrivare secondi sia una sconfitta, che il valore delle persone si misuri dalle coppe vinte, che perdere una partita significhi perdere la gloria.
I miei alunni devono capire che gli eroi più nobili, siano medici, soldati, maestri o calciatori, sono quelli che si spendono per il bene degli altri, pur sapendo che nessuno li apprezzerà per questo. La vittoria è di tutti, mentre la sconfitta è solo del singolo. Ma la più grande delle vittorie è essere felici con se stessi.
Tutti parlano di calcio. Io credo, invece, nella forza del tuo cuore.
(di Antonello Guerrera)
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