Il tennis è l'elisir della longevità!!

Il tennis è l'elisir della longevità: "Dimezza il rischio di morte".
AFFERMA indirettamente il prestigioso British Journal of Sport Medicine che il tennis sia amico della vita. Anzi di più: che addirittura la allunghi. I ricercatori dello studio pluriennale coordinato dalla Sydney Medical School – tradotto in Italia dall’ Ansa – sono pervenuti alla brillante conclusione osservando un campione di oltre 80mila inglesi e scozzesi. Queste le caratteristiche dei controllati e visitati: età media (al primo esame) 52 anni, 54% donne, 46% uomini, in parte sedentari, in parte sportivi con chiare preferenze di stampo anglosassone. Generalmente sport di ‘racchetta’ (tennis, squash, badminton), nuoto, aerobica, camminata, calcio e rugby, corsa, ma anche lavori di casa pesanti – che nella patria del giardinaggio non sono mai uno scherzo. Durante i nove anni di questo imponente lavoro scientifico, suddiviso in undici diverse ricerche, circa diecimila degli 80.306 osservati speciali sono passati alle corsie celesti lasciando comunque importanti dati che, compulsati con quelli dei viventi (ciascuno dei quali osservato dai medici a intervalli definiti), hanno prodotto questi risultati.
PRIMO: il rischio di mortalità è risultato di gran lunga minore tra gli sportivi che tra i non sportivi. SECONDO: tra gli sportivi sono stati i tennisti (e i praticanti gli altri sport di racchetta) a vantare il miglior dato, ovvero un rischio di mortalità ridotto del 47% rispetto ai non sportivi. TERZO: nuoto (rischio mortalità ridotto del 38%), aerobica e danza (27%) e ciclismo (15%) sono state le altre discipline che hanno fatto segnare numeri interessanti, sebbene in misura inferiore al sentire comune. Ovvero quell’idea – ormai sedimentata – che la pratica delle discipline strettamente aerobiche (e un po’ ripetitive) sia il top del salutismo. Non è così. Almeno per inglesi e scozzesi, che trovano in Sua Maestà la racchetta e nei repentini cambi di ritmo del gioco i migliori alleati della propria forma fisica.
Anche relativamente alla morte per problemi cardiovascolari, lo studio ha infatti rilevato un rischio minore del 56% per i tennisti, del 41% per i nuotatori e del 36% per chi pratica aerobica o danza.
NESSUN beneficio statisticamente significativo è stato invece registrato dai ricercatori per chi corre, va in bicicletta o gioca a calcio. Sacrilegio subito rimediato, perché gli stessi autori della ricerca si sono premurati di citare altri studi pervenuti a conclusioni più larghe ed ecumeniche.
La comunicazione della ricerca nulla espone sulla classe sociale dei soggetti esaminati. Chi gioca a tennis, nel Regno Unito, di solito non viene da una periferia depressa. È un soggetto che ha buoni mezzi economici, che presumibilmente vive meglio: questo potrebbe essere un co-fattore statistico non sufficientemente indagato. Nessuna nota a margine anche sugli effetti collaterali della pratica sportiva. Come traumi muscolari o tendinei sempre in agguato. Servono gradualità di sforzo, impegno costante e prevenzione attenta.
LA MORALE è molto inglese: «Questi risultati dimostrano che fare uno sport può avere grandi benefici per la salute pubblica, e possono aiutare i medici a spingere i pazienti verso una maggiore attività fisica», conclude il British Journal of Sport Medicine che, vista la propria ragione sociale, qualche idea in fondo doveva già averla.
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